Il “Phenomenon-Based Learning” (P.B.L.)

Il sistema educativo finlandese si caratterizza per la personalizzazione dell’educazione nel curricolo, per l’utilizzo di una valutazione descrittiva al posto dei voti numerici e per l’importanza di incoraggiare la curiosità e la partecipazione degli alunni attraverso forme di “didattica attiva”.

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Dopo la leggera flessione nei risultati PISA 2012 (valutazione triennale dell’OCSE), il Ministero dell’Educazione ha ridisegnato un “Curricolo comune” per l’educazione di base che comincerà ad essere applicato dall’agosto 2016. Detto Curricolo è centrato su: soddisfazione di apprendere, lavoro collaborativo, didattica/impegno attivo da parte degli studenti e sviluppo dell’autonomia nello studio e nella vita scolastica. Non si intende eliminare, come qualcuno ha voluto erroneamente affermare, le discipline di insegnamento/apprendimento, ma puntare sul lavoro per competenze e sulle abilità trasversali tra le diverse discipline attraverso quello che si è soliti descrivere con il termine anglosassone “Phenomenon-Based Learning”. Si tratta di un sistema “per progetti” in cui gli insegnanti lavorano con gruppi di alunni, su fenomeni o temi di interesse della classe che partecipa al processo di pianificazione, sviluppo e valutazione. Una pratica già sviluppata nelle scuole finlandesi ma che fino ad ora dipendeva dalle decisioni di ogni singola scuola o addirittura docente. Il nuovo Curricolo stabilisce che, in un periodo dell’anno (alcune settimane), debba essere realizzato almeno in ogni istituto scolastico il modello di insegnamento/apprendimento P.B.L. In cosa consiste il Phenomenon-based learning?

Scelta del tema che verrà affrontato da alunni e professori per varie settimane e da differenti angolazioni applicando contenuti propri delle diverse discipline coinvolte.

  • I singoli alunni/gruppi decideranno come affrontare quel contenuto e attraverso quali ricerche e documentazione.
  • Il docente dovrà esercitare il ruolo di orientatore, guidando gli alunni verso l’autovalutazione dei propri processi di apprendimento.
  • L’uso dei nuovi dispositivi e degli strumenti informatici (TIC), saranno fondamentali in quanto permettono di esercitare abilità essenziali come la comunicazione, la collaborazione, la creatività, il pensiero critico e la capacità di progettazione.

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Giornalino per “giornalisti di classe”

La possibilità di creare un Giornalino di classe è sempre stata legata alla disponibilità di uno o due insegnanti pronti a coordinare gruppi di alunni, “spesso selezionati”, da impiegare in orario extrascolastico. Forse sarebbe utile un coinvolgimento di tutti gli alunni in termini di contributi scritti, da realizzare prima e consegnare poi agli editori che si siano resi disponibili. L’approccio sarà quello della didattica “attiva” e il coinvolgimento potrà riguardare anche alunni con bisogni educativi speciali. Tra le web application più interessanti segnaliamo:

Lucidpress e Joomagapplicazioni (senza installazione in locale) che consentono di realizzare magazine, book fotografici, cataloghi e altro ancora. Le versioni gratuite dispongono di tutto ciò che serve, per pubblicare online, lavorando anche in maniera collaborativa. Lucidpress può salvare anche in Drive (Google Apps) e fornisce 100 MB a chi si registra.

Creatavist – ideale per esercitare lo storytelling con gli alunni, è usato per libri o reviste digitali multipiattaforma. È utilizzato anche dal celebre New York Times. Offre una versione di prova gratuita.

Issuu – è sicuramente la più conosciuta per la pubblicazione in digitale di libri, cataloghi, giornali e riviste partendo da un documento qualsiasi. Come sempre è necessario iscriversi (Sign Up) per creare, visualizzare e condividere in rete la nostra pubblicazione.

Registrandoci è possibile anche leggere riviste, libri e giornali di ogni tipo, ma di questo parleremo in un altro articolo come “reperimento di risorse funzionali alla didattica”.

Per lavorare off-line segnalo l’applicativo Scribus Open Source Desktop Publishing (disponibile per i diversi S.O.: clicca nel link sopra e seleziona dal menù “Get Scribus”; da Ubuntu basta portarsi su Ubuntu Software Center: va eseguito come root altrimenti non si attivano alcune funzionalità grafiche) come alternativa gratuita al più conosciuto Microsoft Publisher.

Questo è una guida molto valida relativa all’uso di Scribus (Si tratta di tre videotutorial di cui riporto solo il numero 1)

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Apprendimento basato sul problema – (PBL)

PBL – Si tratta di una metodologia e di un processo di apprendimento che si realizza soprattutto con le risorse presenti in Rete e attraverso strumenti come ambienti di apprendimento online (LCMS). Nella didattica tradizionale la risoluzione di ogni problema è successiva alla teoria della lezione in classe e i contenuti da trattare non sono sempre legati a situazioni reali. Nel PBL avviene l’esatto contrario: il problema è “aperto” ed è un punto di partenza da cui si dirama un’esperienza personale o di gruppo dell’alunno che si può avvalere dell’aiuto della tecnologia. Nel PBL non esiste la lezione frontale, ma l’insegnante in veste di mediatore didattico presenta il problema considerando il bagaglio delle conoscenze possedute dai ragazzi e li guida nel percorso didattico da seguire. Il Problem Based Learning favorisce l’acquisizione delle competenze chiave e crea le premesse per una loro valutazione nel processo di apprendimento.
Per renderci conto di quanto detto inserisco un’esperienza diretta documentata in un video presente su You Tube e realizzata con l’ausilio della piattaforma  Tes

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Flipped Classroom o “Classe capovolta”

“…………… Una strategia didattica alternativa che sta guadagnando attenzione e sostenitori in tutti gli ambienti educativi è la cosiddetta Classe Capovolta (Flipped Classroom)”. (da www.adiscuola.it).

Salve a tutti. Credo sia utile ormai fare il punto sulla “Flipped Classroom” e lo “Spaced Learning”, metodi che in parte, in maniera forse poco consapevole, ciascuno di noi potrebbe aver già sperimentato nella sua carriera di docente. La “Flipped Classroom” è una metodologia di insegnamento che “capovolge” i tempi e le modalità della pratica educativo-didattica: se di norma gli alunni seguono le lezioni a Scuola per poi  realizzare a casa dei compiti di esercizio, con questo metodo si forniscono agli alunni dei materiali-lezione da studiare a casa e si esercitano successivamente tali conoscenze a Scuola. Ovviamente questa modalità trova numerosi oppositori, ma tutto ciò è comprensibile e comunque in questo spazio mi voglio limitare a fornire materiale di esempio nonché delle testimonianze. Vediamo qui la realizzazione di una lezione-modulo tramite “Flipped Classroom”: l’argomento di cui si tratta è “Verga novelliere” e  ci troviamo in una scuola superiore:

Non c’è tempo, voi direte. I programmi ministeriali! Come facciamo ad ascoltare il processo di apprendimento dei nostri ragazzi, come facciamo a dare tempo a errori e intuizioni di ciascuno? La risposta può essere trovata nella metodologia della Flipped Classroom.                                   La lezione frontale, classica, per definizioni regole e dimostrazioni la spostiamo a casa grazie a supporti audiovisivi (mp4, dvd, podcast) mentre a scuola facciamo i compiti, applicazione pratica, apprendimento per problemi e a gruppi di livello. Con l’Insegnamento Capovolto il tempo d’aula è aumentato e si può lavorare diversificando i livelli di apprendimento, si può seguire chi ha difficoltà e stimolare chi è pronto a sfide più alte” (tutto tratto da www.adiscuola.it; la pagina che si apre è  molto approfondita e ricca di informazioni: merita di certo la nostra attenzione).

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Didattica per alunni DSA (1-3)

L’intervento educativo nei DSA –Disturbi Specifici di Apprendimento-richiede l’applicazione di una “Didattica Speciale”. In presenza di alunni con certificazione di Dislessia non secondaria ad altra problematica, il canale uditivo sembra essere quello da privilegiare. I messaggi scritti dovranno essere presentati in veste “ridotta a livello quantitativo” e, possibilmente, accompagnati da mappe mentali o concettuali. Dalla mia esperienza in classe, ritengo che due siano le abilità indispensabili che l’alunno debba riuscire a padroneggiare prima possibile:

  1. la capacità di gestire un Personal Computer nelle sue funzioni di base: propedeutica all’utilizzo di software specifico, permette all’alunno DSA, tendenzialmente caotico e disorganizzato, di mettere in atto “algoritmi” ricorrenti che facilitano l’organizzazione del proprio lavoro.
  2. saper utilizzare il software specifico.

Ma quale Software? Come usarlo? Quando? Naturalmente molte sono le variabili di cui tenere conto: dalle caratteristiche emotive dell’alunno, alle competenze specifiche degli insegnanti; dall’obbligo di strutturare un progetto educativo personalizzato alla possibilità di coinvolgimento costruttivo dei genitori. Una volta affrontate e rese funzionali certe componenti è indispensabile stilare e realizzare un progetto (Pdp) che preveda anche, ove possibile:

  • l’utilizzo del PC in modalità funzionale alla sua volontà e capacità di apprendere.
  • Il reperimento dei libri di testo in formato digitale tramite richiesta dei genitori all’Associazione Italiana Dislessia ( http://www.libroaid.it/)
  • Educare l’alunno all’utilizzo del Software per la comprensione del testo tramite Sintesi Vocale (tema del prossimo articolo N.2 di 3). Per il PC segnalo: Carlo Mobile, LeggiXme, Balabolka e altri ……; per i tablet Android i programmi contenuti nel sito http://www.aiutodislessia.net/programmi-x-tablet-android/)
  • Strutturare e fornire Mappe Mentali e/o Concettuali (prevalentemente da parte degli insegnanti) per fare in modo che il ragazzo possa orientarsi nella ripetizione e nel consolidamento di quanto appreso (tratterò l’argomento con maggiore puntualità nell’articolo N.3 di 3).

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Didattica per alunni DSA (2-3) – Leggi Xme

LeggiXme – Molti sono gli aspetti da prendere in considerazione nella scelta degli strumenti compensativi e, per ciò che concerne il software, sarà utile proporre i programmi che si riterranno più utili come: la suite Office con correttore, un diario digitale, il registratore di suoni, il riproduttore audio, un Software di lettura del testo con sintesi vocale e il Software per la creazione di Mappe Mentali e Concettuali (per l’insegnante). Saltando i chiarimenti per gli strumenti più conosciuti, focalizziamo l’attenzione sulle ultime due tipologie: tra le Sintesi Vocali, oltre ai prodotti commerciali, segnaliamo “LeggiXme” (funzionante su Sistema Operativo Windows) con sintesi vocale nelle diverse lingue. Tutto è liberamente scaricabile  dai seguenti siti: https://sites.google.com/site/leggixme/ (il programma), http://www.cross-plus-a.com/it/balabolka.htm  (librerie SAPI5 indispensabili per l’ascolto in tutte le lingue studiate): le voci “gratuite” hanno il difetto di essere un po’ metalliche, ma è possibile integrare sintesi vocali a pagamento molto più fedeli.

Una volta installato il programma (oppure fatto funzionare senza installazione scaricando la versione funzionante da chiavetta USB), è fondamentale esercitarsi un minimo per imparane l’utilizzo. A tal fine si potrà ricorrere a qualche semplice tutorial come quello riportato sotto , tenendo presente che l’alunno, al posto del semplice brano presentato nell’esempio, potrà caricare il libro di testo in formato digitale.

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Google Apps e Google Apps for Education

Google Apps: tutorial essenziale

Google fornisce una serie di “Web-based Application” (applicazioni che funzionano in Internet, senza bisogno di alcuna installazione!). Si chiamano Google Apps e per utilizzarle è necessario un account di posta elettronica che ognuno di noi potrà liberamente attivare con gmail.com (es: paolo.bianchi@gmail.com). Dopo l’accesso tramite password ci si ritrova in questa videata nella quale, in alto a destra, compare un’icona quadrata formata da 9 quadratini. Cliccandoci sopra, si aprono tutte le Google Apps compresa Gmail. Per accedere alla pagina principale di Gmail è anche possibile entrare nella Home page di Google.it e guardare in alto a destra, dove è posizionata la voce “Gmail”.

googleapps

Tra le Apps sopra accennate, riportiamo in rosso le più utilizzate, ma le più importanti in ambito educativo e che meritano una maggiore attenzione da parte nostra sono sicuramente: Goggle Docs e Google Classroom (quest’ultima verrà trattata in maniera più approfondita nella seconda parte di questo articolo):

  • Gmail: famoso servizio di posta elettronica
  • You Tube: per l’apertura di canali personali per la gestione dei propri video
  • Drive: spazio cloud di Google, equivalente ad una penna USB di 15Gb. Tutti i file da noi salvati sono protetti e gestiti con backup di salvataggio giornaliero
  • Calendar: calendario virtuale molto utile su spazi condivisi in Rete (per esempio in attività collaborative con la classe)
  • Hangout: per creare eventi-videochiamate in diretta  (ancora non molto utilizzato nella Didattica).
  • Blogger: per creare facilmente Blog di classe
  • Sites: utile per la strutturazione semplificata di siti web
  • Gruppi (di lavoro): spazio di condivisione utile come supporto in contesti di Didattica o di Formazione.
  • Moduli (Forms): per creare sondaggi, prove o test da utilizzare on-line. Per chi fosse interessato ad un valido approfondimento consiglio questa serie di videotutorial presenti su questa pagina di Orizzontescuola)
  • Documenti (Docs): molto importante sia per la Didattica sia come supporto alla stessa. Permette la creazione di documenti in Rete, il caricamento e archiviazione (Upload), la condivisione in lettura o anche in scrittura in tempo reale di un gruppo di alunni che sperimentino una ricerca a distanza, di una classe che realizzi un lavoro a coppie o a piccoli gruppi o di un Consiglio di Classe che debba strutturare un Piano Didattico Personalizzato in contemporanea o in un arco di tempo stabilito, ognuno lavorando nella propria abitazione. In Google Docs sono incorporati un editor di testo tipo word o write (Doc), un foglio tipo excel o calc (Sheets), presentazioni tipo Power Point o Impress (Slides). Il grandissimo vantaggio è che si potranno archiviare documenti, ma anche condividerli nella loro creazione senza preoccuparci del salvataggio in quanto ogni cosa è salvata nel momento in cui si scrive: non esiste il “file – salva con nome” né “il tipo di estensione” per il salvataggio (.doc, .odt, …). Alla fine, ultimato il lavoro, ogni documento potrà essere scaricato (Download) nei nostri computer con l’estensione preferita (.docx, .odt, .xls, .pdf, ….) e si potrà usare o stampare. Il documento creato resta archiviato nel nostro spazio Documenti di Drive. Guarda il Tutorial.

Altra cosa importante da dire è che tutte le Apps ci appartengono per così dire “allo stesso tempo”: una volta entrati in una di esse con le nostre credenziali (per esempio in Gmail o You Tube), esse si dimostrano perfettamente integrate e comunicanti tra loro.

Google Apps for Education

Quanto detto fino ad ora è fruibile da chiunque singolarmente, mentre per la parte commerciale esistono una serie di Apps aggiuntive a pagamento: “Google Apps for Work” e “Google Apps for Education”. Queste ultime vengono offerte alle scuole o alle associazioni senza finalità di lucro in maniera gratuita previa registrazione e costituiscono l’oggetto di trattazione dell’ultima parte di questo articolo.

Le Apps presenti in Google Apps for Education sono quelle rappresentate nell’immagine:

googlepag

Come si potrà notare si tratta delle stesse applicazioni fruibili dal singolo utente “arricchite” da:

  • le funzioni di Google Apps Unlimited che, oltre a quanto disponibile in Google Apps for Work, offrono funzioni di amministrazione e controllo su Drive e uno spazio di archiviazione illimitato  per tutti gli utenti e Google Vault (per la gestione di messaggi di posta e chat).
  • Google Classroom (la prima icona a destra nell’immagine sopra) che è la più importante e complessa del mondo Educational. Con Classroom gli insegnanti possono avere a disposizione un numero illimitato di spazi virtuali per ogni classe. Possono lavorare in compresenza con un collega o invitare un esperto esterno. Elaborano, inviano, raccolgono e correggono i compiti in tempo di reale. Ogni docente può aggiungere e condividere materiale utile alla classe come: video, documenti, compiti da assegnare. Questi ultimi possono essere svolti dagli alunni anche utilizzando le Apps di cui abbiamo già parlato (Google Docs) o caricando i file dall’esterno. L’insegnante potrà apportare commenti/correzioni personalizzate rispetto al compito ricevuto ed accettare o negare interventi da parte degli alunni. Riportiamo alcuni videotutorial che credo possano chiarire le potenzialità di questo strumento. Gli esempi sotto sono reali e riferiti ad una scuola superiore di secondo grado.

Come ultima cosa, credo sia utile fare una considerazione importante: se la scuola dovesse già possedere spazi virtuali in Rete per la creazione di classi virtuali o FAD come quelli concessi “gratuitamente” da aziende fornitrici di servizi relativi al Registro Elettronico, l’opportunità Google Apps for Education costituirebbe una sorta di doppione e magari converrebbe il semplice utilizzo gratuito delle Apps in ambito strettamente didattico: in questo modo la scuola eviterebbe la Registrazione e tutto ciò che questa potrebbe eventualmente comportare. Per contro, l’utilizzo di Google Classroom è, rispetto ai servizi commerciali sopra descritti, un’opportunità estremamente sicura, ma soprattutto estremamente funzionale e affidabile in quanto i servizi di posta, arhiviazione e quant’altro sono completamente integrati. Non dimentichiamo che la forza di queste applicazioni “Web-based” risiede in un progetto Open Source commercializzato da Google che, per ogni nuova Apps in uscita, fornisce agli sviluppatori di tutto il mondo il proprio kit SDK (Software Development Kit).

Tra le Apps in uscita all’interno del pacchetto Educational segnaliamo Google Cast for Education che permetterà durante le attività di Didattica Digitale in classe (ognuno con il proprio dispositivo personale: BYOD – Bring Your Own Device), la proiezione e condivisione dei display degli alunni sul sistema di videoproiezione, TV o LIM.

Le Google Apps sono perfettamente funzionanti su tablet e smartphone e sono scaricabili dal Google Play Store.

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Padlet: bacheche virtuali per il “Brainstorming” e molto altro

Molti di noi conoscono le possibilità fornite dalla Rete. Possiamo andare in giro senza portare contante, ma con carte di credito di ogni tipo: dalla Visa all’American Express, dal Bancomat alle carte pre-caricate del supermercato. Per l’utilizzo della Rete è più o meno la stessa cosa: oltre alle opportunità fornite dai “Social”, si sono moltiplicati spazi Cloud come Drive, Drop Box o Box, da utilizzare come “store” al posto delle chiavette USB. Ci sono poi spazi anche più sofisticati come le Web Applications di “Google Apps” o le “Bacheche”/Murales virtuali messe a disposizione da Mural, Popplet, Glogster, Lino o Padlet. Tutte sono state pensate per la presentazione di contenuti multimediali o per poter interagire nella raccolta istantanea di appunti o impressioni “colorate” all’interno di una lezione con attività iniziale di Brainstorming. Possono essere sfruttate per opere di “Murales” o per mappe mentali; nel caso di Glogter, gli alunni e gli insegnanti potranno consultare anche la Glogpedia fatta di lavori già realizzati dalla Community (lavori in italiano). Padlet, in particolare permette di essere testato anche senza registrazione (quest’evenienza sarà però indispensabile se si vorrà usufruire di importanti vantaggi per il suo utilizzo).

Aggiungo a seguire dei tutorial di Padlet in italiano che potrebbero interessare:

Padlet – Prima Parte            Padlet – Seconda Parte

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