La Privacy nelle iscrizioni d’istituto a portali didattici: il caso InBloom!

Privacy e Protezione Dati: Il movimento tecnologico globale legato all’ambito educativo offre allettanti opportunità che le scuole talvolta raccolgono in maniera forse troppo superficiale. Stiamo parlando del proliferare di portali educativi che forniscono servizi gratuiti o a pagamento che vanno dalla creazione di aule virtuali, alla possibilità di “gamificare” i contenuti, all’utilizzo di software che possa generare modelli didattici personalizzati. Google G-Suite, Edmodo, Schoolology, Fidenia sono alcuni tra gli esempi più completi di Web Based School. Altri portali come Tes-Google per gli insegnanti, Khan Academy (Mooc open souce), Code Combat per il Coding, Classcraft per il “Gaminig” nella Didattica,  e molti altri, risultano addirittura integrati nella possibilità di “registrarsi” attraverso social come Facebook, Twitter, Google+ o passando da Google Classroom (previa iscrizione a G-Suite for Education). Tutto molto comodo e perfetto, ma nel momento della sottoscrizione a questi paradisi virtuali, nella mente di ognuno deve essere chiaro l’aspetto relativo alla “Sicurezza” e alla “Privacy”.

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L’incalzante esigenza di renderci sempre più tecnologici si è comunque fatta largo nel nostro ambiente ma resta ancora poco concepibile che, attraverso la tecnologia, ci si possa incontrare tra colleghi o con gli alunni ANCHE in maniera virtuale per condividere un progetto educativo o realizzare attività didattiche. Del resto le società più avanzate hanno già dimostrato il successo di progetti Open Source di tipo collaborativo e le relative derivazioni commerciali (Google e Android, gli ambienti di programmazione del MIT di Boston, GitHub, la Robotica e l’incentivo dato alle STEM) hanno creato sviluppo e ricchezza in buona parte del mondo, a volte pagando le conseguenze per progetti fin troppo ambiziosi.

Esempio emblematico di quest’approccio e del relativo fallimento è la vicenda che ha coinvolto InBloom. Ma cosa è inBloom? Perché ci dovrebbe interessare? In Italia pochissimi si sono occupati della vicenda, ma in America questa è considerata “la madre di tutte le battaglie” nell’ambito della contaminazione tra il mondo dell’Istruzione e i più grandi colossi commerciali a livello globale.

InBloom era un potente aggregatore di open data (Data Aggregator) nel settore della Didattica. L’interessamento iniziale di nove tra i maggiori stati americani la catapultarono prepotentemente nel gotha del mondo dell’Istruzione come progetto centrale estremamente innovativo. Moltissimi distretti scolastici decisero di condividere dati di docenti e studenti con la compagnia, mentre alcuni stati, come New York, concessero le loro informazioni nella loro interezza. L’idea era quella di compilare una quantità enorme di informazioni al fine di permettere agli insegnanti di ricevere un percorso didattico per i bisogni educativi di ogni studente, con l’individuazione di strumenti e software specifico a supporto. Per ogni record Il database contava più di 400 campi per ogni alunno: nome, cognome, indirizzo, e-mail, foto, possesso di diplomi, votazioni per materia, ma anche condizioni economiche, relazioni familiari, etnia, status di disabilità, e molto altro. Le informazioni venivano inserite dagli stessi amministratori scolastici e tutto senza il consenso dei genitori. Cosa avvenne in poco meno di un anno?

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Per rispondere partiamo dall’analisi dei fatti. InBloom venne fondata da Melissa e Bill Gates (proprietario della Microsoft) con un progetto di 100 milioni di dollari inteso a creare una piattaforma Open Source per la condivisione di applicativi per l’apprendimento e di curricula. Il sistema operativo fu una creazione di una sussidiaria di News Corp il cui proprietario era ed è ancora oggi Rupert Murdoch (tra le curiosità dobbiamo segnalare che anche il nostro Ministro della Pubblica Istruzione (2001-06), Letizia Moratti, è stata nel 1998 Presidente della News Corp Europe). Tutti i dati venivano archiviati in un cloud gestito da Amazon.com.

Di lì a poco la compagnia venne accusata di aver pianificato il trasferimento di tutte le informazioni alle compagnie commerciali e, incalzata dall’opinione pubblica e dalla reazione del Ministero dell’Istruzione, dichiarò che non “era in grado di garantire la sicurezza dei dati archiviati”. InBloom chiuse i battenti a metà del 2014 dopo poco più di sei mesi di vita. Da allora si è legiferato molto in tema di protezione dei dati: si parla di almeno 400 interventi legislativi in territorio americano. Secondo un rapporto pubblicato il 2 febbraio 2017 da Data & Society:

“l’ambizione di Inbloom di essere aperta e trasparente in effetti, l’ha resa vulnerabile al pubblico attacco. … “. La risposta del Pubblico ha portato i fornitori di tecnologia educativa verso sistemi chiusi che tendono ad essere indipendenti. …. . A differenza delle compagnie private il cui processo di scoperta è di base una scatola nera, i processi di InBloom erano pubblici e quindi aperti anche al controllo”.

Sulla scorta di quanto visto credo che lecito manifestare delle perplessità nel momento di registrare il proprio istituto scolastico su questo genere di portali. Oppure potremmo fare finta che si tratti di un falso problema dato che non esiste la possibilità di essere immuni a ciò che per sua natura è incontrollabile. Ma quindi come comportarsi?privacy

Ritengo sia inevitabile che ci si debba “compromettere” non rinunciando all’innovazione che il mondo dell’Educazione sembra intenzionato ad inseguire, ma questo ci dovrebbe responsabilizzare ancor di più nella scelta oculata di ciò che la tecnologia ci potrà offrire. E’ indispensabile decidere sulla base di una certa informazione e cognizione: imprescindibile per la partecipazione dei minorenni il nulla-osta dei genitori per una diffusione funzionale e minimale di dati personali in ambiente protetto da credenziali. Per quanto riguarda l’archiviazione, ogni relazione tra dati anagrafici e condizioni di salute, stato di disabilità, etnia o quant’altro costituisce una violazione della privacy e per questo dovrà essere esclusa alla radice.

Da una lato ci tranquillizza che queste grandi organizzazioni agiscano in conformità con le leggi che si occupano della protezione dati sui minori (COPPA , FERPA) ma è anche necessario  essere coscienti del fatto che, tra le altre cose e come riportato da Data & Society, tali compagnie assomigliano ad una scatola nera”, un dispositivo tristemente noto e concepito per essere aperto solamente quando il velivolo è precipitato.

Un caldo saluto a chi ha avuto la pazienza di seguirmi e spero abbiate gradito!

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TES Teach : una App per creare lezioni on-line

TES è una rete globale di educatori e fornitori di risorse per la Scuola, è un portale che aiuta gli insegnanti nella creazione di lezioni interattive, ma è anche una App perché quanto detto sia fruibile dal nostro iPad.
La nuova Mobile App Tes Teach with Blendspace è stata da poco aggiunta all’ iTunes Store. Si tratta di uno strumento gratuito per la creazione illimitata di lezioni, presentazioni o progetti integrati da contenuti presenti in Rete: immagini, audio, video da You Tube o file vengono incorporati nel nostro frame attraverso un semplice drag-and-drop (spostamento per trascinamento).

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La App prevede:

  • un editor per la strutturazione personalizzata di oggetti di apprendimento
  • un archivio contenente più di 2.300.00 lezioni e 1.600.000 risorse create dagli insegnanti
  • la possibilità di create dei quiz per seguire i progressi degli alunni.

In conclusione TES Teach è uno strumento indispensabile e molto facile da usare sia nella Didattica a distanza sia come supporto al lavoro di preparazione delle lezioni di ogni insegnante.

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Edmodo piattaforma “Free and Open”

Edmodo è una Piattaforma Web Educativa usata da circa mezzo milione di studenti. È gratuita e tremendamente funzionale se utilizzata “a misura di contesto”: l’insegnante crea gruppi di lavoro o classi virtuali, cosa non da poco, senza bisogno che gli alunni possiedano un indirizzo e-mail. È necessario solo un codice d’ingresso generato dall’inferfaccia insegnante e una password.

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Si tratta di una risorsa meno impegnativa di Moodle o Docebo, piattaforme tradizionali di e-Learning destinate prevalentemente a un’istruzione superiore o universitaria. con Edmodo si può ottenere lo stesso effetto sperimentato con facebook, a cui assomiglia nella sua veste grafica. Edmodo, insieme a Schoolology e Fidenia  (portale italiano), è considerato una piattaforma “Social Learning”.

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Google Classroom costituisce una valida alternativa, ma rispetto a quest’ultimo Edmodo permette la formazione di classi/gruppi “per interesse” o progetti a classi aperte: ogni alunno può partecipare a più “ambienti virtuali” che funzionano in maniera completamente autonoma. In ognuno di essi è previsto uno sfondo personalizzato su cui condividere informazioni e molto altro. Il professore può configurare le diverse caratteristiche del gruppo, assegnare compiti, generare nuove discussioni e persino gestire i progressi attraverso un Registro. È possibile creare profili da insegnante (o esperto di progetto), alunno o genitore; ovviamente il ventaglio di funzioni a disposizione cambia in maniera significativa a seconda del tipo di account.

In primo piano il tutorial di Edmodo:

Si vedano in questi tutorial anche le caratteristiche di piattaforme simili come : Google Classroom, Fidenia e Schoolology

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