Gruppo Lavoro Inclusività e Didattica Inclusiva: un aiuto da Google

Con questo articolo si vuole approfondire l’aspetto relativo all’ AZIONE CONDIVISA TRA GLI INSEGNANTI AL FINE DI FAVORIRE LA DIDATTICA INCLUSIVA. Con la Circolare Ministeriale n. 8/2013 il “nuovo” Gruppo di Lavoro per l’Inclusività (GLI) si fa carico di tutti gli alunni certificati con Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.) e NON SOLO DEGLI ALUNNI CON DISABILITA’. Per questo motivo il GLI ha visto aggiungersi ai componenti del precedente Gruppo Lavoro LE FIGURE DI COORDINAMENTO PREVISTE PER OGNI CLASSE OVE SIANO PRESENTI ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI e questo al fine di assicurare all’interno del corpo docente il trasferimento capillare delle azioni di miglioramento intraprese e un’efficace capacità di rilevazione e intervento sulle criticità all’interno delle classi” (C.M. 8/2013).inclu

Il GLI è formato da:
a) Dirigente Scolastico
b) Componente medica con la Responsabile del Servizio
c) Assistenti Sociali dei comuni di residenza degli alunni
d) Funzioni Strumentali Area Inclusività (se previste)
e) Responsabile di Segreteria
f) Rappresentante dei Genitori
g) Organismi medici esterni accreditati
h) Coordinatori o figure di coordinamento di tutte le classi ove siano presenti Bisogni Speciali
i) Docenti di Sostegno

I compiti del GLI sono:
1. rilevazione dei BES presenti nella scuola;
2. raccolta e documentazione degli interventi didattico-educativi posti in essere (PEI, PDP, Attività e Progetti di Didattica Inclusiva);
3. focus/confronto sui casi, consulenza e supporto ai colleghi sulle strategie/metodologie di gestione delle classi;
4. rilevazione, monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola;
5. raccolta e coordinamento delle proposte formulate dai singoli GLH Operativi;
6. elaborazione di una proposta di Piano Annuale per l’Inclusione (PAI) riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al termine di ogni anno scolastico e da sottoporre alla ratifica del Collegio dei Docenti.

CRITICITA’: volendo tener fede a quanto stabilito dalla Circolare Ministeriale, il Dirigente Scolastico avrebbe a che fare con la creazione di un gruppo costituito mediamente da 30-60 persone (nella mia scuola di appartenenza sono previsti 65 componenti) che dovrebbero incontrarsi, “almeno mensilmente, nei tempi e nei modi che maggiormente si confanno alla complessità interna della scuola” (C.M. 8/2013). Come? Esattamente non si sa!

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Normalmente si finisce per convocare il Gruppo Lavoro “di precedente fattura” (GLHI) impoverendolo quindi di quelle figure di coordinamento che la norma ha previsto perchè siano presi in carico TUTTI gli alunni con Bisogni Educativi Speciali all’interno dell’istituzone scolastica. Il legislatore però, pur legiferando in maniera corretta, non ha tenuto conto di alcuni aspetti fondamentali:

  • Se nella Scuola Primaria l’applicazione di quanto stabilito potrà sembrare verosimile per il numero di ore dedicate alla Programmazione, l’impegno contrattuale degli insegnanti di Scuola Superiore di Primo e Secondo Grado, non consente di ritagliare questi momenti di condivisione. I pochi incontri tra colleghi che precedono i Consigli si svolgono nei corridoi ai cambi dell’ora o nel momento della Ricreazione. In caso di “persone di buona volontà”, questo impegno è rimandato in orario pomeridiano con incontri prevalentemente telefonici.
  • Tali condivisioni ristrette (quando si verificano) riguardano due o al massimo un numero ristretto di insegnanti. Difficilmente è possibile attivare tutto il Consiglio di Classe.
  • La strutturazione dei Piani Educativi Individualizzati è spesso lasciata all’azione prevalente dell’Insegnante di Sostegno al quale i colleghi di disciplina danno la loro totale fiducia apponendo la firma sul documento di Progettazione Educativa, qualche volta addirittura senza leggerlo (questo avviene nel caso in cui l’insegnante di Sostegno non chieda un coinvolgimento corresponsabile a qualche collega, compito che peraltro appartiene alla sfera d’esercizio di entrambi). Il PEI che ne scaturisce risulta, nella migliore delle ipotesi, condiviso in maniera “statica” e prova di ciò risiede nel fatto che in nove casi su dieci un PEI o un Pdp realizzato ad inizio anno raramente viene modificato “in itinere”. La natura dinamica di questi documenti e gli approcci di condivisione necessari per una evoluzione tanto formale quanto sostanziale sembra rimanere spesso disattesa. Intendiamoci bene: non che tali progetti non prevedano misure utili per l’alunno. Il problema è che spesso si tratti di documenti inalterabili come se nel corso dell’intero anno scolastico nulla cambi o si possa cambiare visto il miglioramento o il peggioramento o viste entrambe le cose, nell’applicazione dell’azione didattica a favore di quell’alunno.

COME FARE?gsuite

La nostra scuola si è accreditata per motivi didattici sul portale Google G-Suite For Education. Tra tutti le classi o spazi virtuali che è possibile creare con la App più rappresentativa della Suite, Google Classroom, abbiamo pensato anche alGruppo GLI 2016-17″ al fine di realizzare quanto previsto dalla normativa in materia di Inclusione e per la promozione di una condivisione che potesse supportare e facilitare la Didattica Inclusiva. Con la realizzazione di questo spazio tutti i componenti si potranno incontrare e interagire in qualsiasi momento in uno spazio protetto, grazie alle credenziali personali (guarda il video).

Dopo aver dato un’occhiata al video sopra pensiamo a quanta condivisione ci potrebbe essere nella strutturazione di un PEI o di un Pdp. Pensiamo a quanta sostanza potremmo apportare nel momento di fissare gli obiettivi iniziali di un PIANO ANNUALE INCLUSIVITA’ (PAI), mettendo il documento in condivisione con tutti i componenti del GLI. Pensiamo a quanta spinta questo strumento potrebbe dare ad una Didattica Collaborativa generalizzata, premessa importante per ogni possibilità di Inclusione. Infine pensiamo alle potenzialità, ancora del tutto insondate, di questa Suite “Web Based”, probabilmente la migliore nel panorama attuale degli strumenti educativi a disposizione di ogni scuola che ne voglia fare uso.

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Classroom (G-Suite): le ultime funzioni didattiche e gestionali integrate

Google Classroom è lo strumento più rappresentativo all’interno della Suite di Google (G-Suite for Education). E’ potente e versatile e ultimamente si è arricchito con nuove caratteristiche. Da poco è capace di fornire un’istruzione personalizzata a seconda dei bisogni educativi di ognuno e questo si sposa perfettamente con la Didattica Inclusiva dei Bisogni Educativi Speciali e della normativa presente nel nostro Paese: ora l’insegnante sarà in grado di assegnare compiti, domande nei quiz e scrivere post differenziandoli per ogni singolo allievo. Con questo tipo di accorgimento Classroom si propone di andare oltre la classe intesa come gruppo monolitico e indifferenziato. Si tratta di un accorgimento non da poco che fornisce una valenza didattica aggiuntiva molto importante a uno strumento sempre più completo.

Oltre al potenziamento nelle funzionalità di controllo e nella capacità di analisi e gestione di dati da parte dell’Amministratore, la società californiana ha potenziato le sue API al fine di integrare Classroom in alcuni portali didattici innovativi (gratuiti nelle funzioni base o demo, a pagamento nelle versioni Premium):

  • Flat.IO consente allo studente di scrivere spartiti attraverso un editor online o di collaborare a componimenti musicali (una serie di tutorial in lingua inglese sono disponibili sotto)
  • Classcraft Un portale di “Gamificazione della Didattica“: ogni allievo costruisce il proprio personaggio e intasca punti attraverso sfide didattiche di tipo collaborativo. Come in un gioco, in situazioni particolari si ricevono anche delle penalità

  • Little SISStrumento che automatizza in maniera professionale ogni tipo di creazione delle classi con la relativa sincronizzazione degli elenchi da importare ed esportare. Attraverso l’applicazione “native DesktopLittle SIS (Student Information System) gli insegnanti non dovranno più creare manualmente le classi che “si auto-creano e si auto-sincronizzano”

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Insegnante di Sostegno e Tic

Il mestiere dell’insegnate di Sostegno è sicuramente peculiare e necessita di abilità relazionali, comunicative e psicologiche veramente particolari. Se poi, oltre a questo, potesse avere anche una buona conoscenza in “tutte le discipline” meglio ancora. Escludendo situazioni particolari o gravi disabilità come la psicosi infantile e certe tipologie dello spettro autistico che necessitano di una relazione e di un’azione pedagogica estremamente complessa, in caso di Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.), potrebbe venire in soccorso la Didattica Digitale. Vediamo 3 tipi di opportunità:

  1. L’utilizzo di risorse reperibili in Rete (piattaforme di condivisione, web software, stand-alone software, meglio se Open Source) favorisce o comunque contribuisce allo sviluppo di attività collaborative dove alunni con bisogni educativi speciali che seguono contenuti comuni potranno partecipare puntualmente ad attività “a coppie” o per piccoli gruppi. Per una sorta di “personalizzazione” dell’azione verso il singolo o relativamente alle fasce per livelli di apprendimento, è importante puntare sull’utilizzo di Web Software o Software da utilizzare off-line Open Source (Google Docs o altri software on-line, almeno in fase di realizzazione, non utilizzano le estensioni che generano confusione nei momenti di scomposizione e ristrutturazione dei file): se ci si abitua all’utilizzo di Software Open, ogni “Oggetto di Apprendimento” (Learning Object) sarà facilmente adattabile alle diverse esigenze e ai differenti contesti.
  2. Nel caso di momenti educativi Individualizzati intesi a perseguire abilità “utili per la vita come “la Conoscenza e la lettura dell’Orologio”, “la Conoscenza e l’uso del Denaro” e altri, potrebbe essere utile far ricorso al software didattico off-line. in questo senso sarebbe possibile anche il coinvolgimento di tutta la classe o semplicemente solo dell’alunno che necessità di questo tipo di esercizio; dipende essenzialmente dall’ordine di scuola. Mi vengono in mente programmi come “Euro” (sezione Matematica) di Ivana Sacchi, Animated Clock Game di Flix Productions, la grande varietà presente in siti come Vbscuola, per non parlare dei programmi tanto validi quanto “costosi” di Anastasis, Carlo Mobile Pro per la Dislessia o la corrispondente versione libera LeggiXMe le cui sintesi non sono il massimo, ma sono capaci di integrare anche quelle più professionali.
  3. La possibile creazione di un sistema/portale On-line a sostegno dell’azione educativa programmata e condivisa dai colleghi dei vari Consigli di Classe. Sarebbe abbastanza semplice strutturare un ambiente virtuale condiviso, anche in tempo reale, dedicato alla Programmazione (strutturazione dei Progetti Educativi della classe, PEI, Pdp, laboratori e Attività Collaborative) e alla Realizzazione delle attività intese a perseguire i relativi obiettivi. Tali attività sarebbero conosciute in anticipo, almeno dai colleghi in compresenza o da chi partecipa in maniera multidisciplinare. Non che in questi casi non vi sia progettazione, ma le occasioni di incontro sono veramente poche, almeno dalla Scuola Media in su. C’è poi un altro problema veramente rilevante che potrebbe trovare in quanto detto una semplice soluzione: l’insegnante di Sostegno di un alunno che segua contenuti, attività collaborative o progetti comuni alla classe NON SA QUASI MAI CHE “COSA SI FA OGGI”! Potrebbe al massimo conoscere tramite una funzione del Registro Elettronico quali compiti siano stati assegnati o se è prevista una verifica scritta per quel giorno, ma non cosa farà il collega nella sua disciplina o per le attività collaborative previste nella classe. Ad un osservatore esterno tutto ciò potrebbe sembrare un po’ assurdo! Tornando alla possibilità di condivisione di Programmi e Azioni su spazi virtuali in Rete, non tutte le opportunità possono risultare a dimensione dell’apparato scolastico che è, tra le altre cose, obbligato a gestire un volume di dati sensibili non indifferente. Molte scuole dotate di Registro Elettronico sono state accessoriate con nuove funzionalità come le “Aule Virtuali” (Moodle), offerte per così dire gratuitamente al cliente-scuola, ma spesso esistono difficoltà di integrazione tra i diversi database e alla fine non risulta tutto scontato come dovrebbe. Ci sono spazi forniti da Google Apps for Education (Google Classroom, Docs, Calendar, ….) che, previa iscrizione della scuola di appartenenza, potrebbero dare una soluzione a questi e a molti altri problemi: i backup sono sicurissimi e vengono fatti più volte al giorno.

Google docs richiede solo l’iscrizione personale (magari dei componenti del Consiglio di Classe) con un account @gmail.com, che molti di noi già hanno: sia la funzionalità di condivisione che i backup sono sicuri, ma la posta elettronica “gira i dati in chiaro” nella Rete e quindi si dovrebbero avere particolari precauzioni in merito: “Non utilizzare nelle bozze la pagina iniziale di un PEI o di un Pdp contenente i dati anagrafici dell’alunno”, “Non scrivere dati sensibili di cui si è a conoscenza per il ruolo ricoperto nella scuola”.

Il mio Registro on-line ha una funzione “Agenda” dove vengono fissate le verifiche. Assomiglia a un foglio Excell (Sheet di Google Docs) per la prenotazione di un campo da tennis. In fondo basterebbe integrare ogni pagina settimanale con le attività previste che il collega di disciplina intende proporre o condividere con il collega di progetto, con l’insegnate di Sostegno o con quello di Potenziamento. Più difficile a dirsi che a farsi, almeno oggigiorno, senza considerare che lo sforzo richiesto è minimo rispetto ai vantaggi di “inclusione” per l’alunno e per tutti noi che possiamo trovare una professionalità più condivisa grazie all’aiuto degli strumenti informatici.

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Didattica per alunni DSA (1-3)

L’intervento educativo nei DSA –Disturbi Specifici di Apprendimento-richiede l’applicazione di una “Didattica Speciale”. In presenza di alunni con certificazione di Dislessia non secondaria ad altra problematica, il canale uditivo sembra essere quello da privilegiare. I messaggi scritti dovranno essere presentati in veste “ridotta a livello quantitativo” e, possibilmente, accompagnati da mappe mentali o concettuali. Dalla mia esperienza in classe, ritengo che due siano le abilità indispensabili che l’alunno debba riuscire a padroneggiare prima possibile:

  1. la capacità di gestire un Personal Computer nelle sue funzioni di base: propedeutica all’utilizzo di software specifico, permette all’alunno DSA, tendenzialmente caotico e disorganizzato, di mettere in atto “algoritmi” ricorrenti che facilitano l’organizzazione del proprio lavoro.
  2. saper utilizzare il software specifico.

Ma quale Software? Come usarlo? Quando? Naturalmente molte sono le variabili di cui tenere conto: dalle caratteristiche emotive dell’alunno, alle competenze specifiche degli insegnanti; dall’obbligo di strutturare un progetto educativo personalizzato alla possibilità di coinvolgimento costruttivo dei genitori. Una volta affrontate e rese funzionali certe componenti è indispensabile stilare e realizzare un progetto (Pdp) che preveda anche, ove possibile:

  • l’utilizzo del PC in modalità funzionale alla sua volontà e capacità di apprendere.
  • Il reperimento dei libri di testo in formato digitale tramite richiesta dei genitori all’Associazione Italiana Dislessia ( http://www.libroaid.it/)
  • Educare l’alunno all’utilizzo del Software per la comprensione del testo tramite Sintesi Vocale (tema del prossimo articolo N.2 di 3). Per il PC segnalo: Carlo Mobile, LeggiXme, Balabolka e altri ……; per i tablet Android i programmi contenuti nel sito http://www.aiutodislessia.net/programmi-x-tablet-android/)
  • Strutturare e fornire Mappe Mentali e/o Concettuali (prevalentemente da parte degli insegnanti) per fare in modo che il ragazzo possa orientarsi nella ripetizione e nel consolidamento di quanto appreso (tratterò l’argomento con maggiore puntualità nell’articolo N.3 di 3).

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Didattica per alunni DSA (2-3) – Leggi Xme

LeggiXme – Molti sono gli aspetti da prendere in considerazione nella scelta degli strumenti compensativi e, per ciò che concerne il software, sarà utile proporre i programmi che si riterranno più utili come: la suite Office con correttore, un diario digitale, il registratore di suoni, il riproduttore audio, un Software di lettura del testo con sintesi vocale e il Software per la creazione di Mappe Mentali e Concettuali (per l’insegnante). Saltando i chiarimenti per gli strumenti più conosciuti, focalizziamo l’attenzione sulle ultime due tipologie: tra le Sintesi Vocali, oltre ai prodotti commerciali, segnaliamo “LeggiXme” (funzionante su Sistema Operativo Windows) con sintesi vocale nelle diverse lingue. Tutto è liberamente scaricabile  dai seguenti siti: https://sites.google.com/site/leggixme/ (il programma), http://www.cross-plus-a.com/it/balabolka.htm  (librerie SAPI5 indispensabili per l’ascolto in tutte le lingue studiate): le voci “gratuite” hanno il difetto di essere un po’ metalliche, ma è possibile integrare sintesi vocali a pagamento molto più fedeli.

Una volta installato il programma (oppure fatto funzionare senza installazione scaricando la versione funzionante da chiavetta USB), è fondamentale esercitarsi un minimo per imparane l’utilizzo. A tal fine si potrà ricorrere a qualche semplice tutorial come quello riportato sotto , tenendo presente che l’alunno, al posto del semplice brano presentato nell’esempio, potrà caricare il libro di testo in formato digitale.

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Didattica per alunni DSA (3-3) – Le Mappe

Cmap o Freemind – Nella Didattica in generale, e in particolare in quella legata ai Bisogni Educativi Speciali, si fa uso di Mappe Mentali o Mappe Concettuali (Mind-Mapping). La differenza tra una Mappa Concettuale e una mappa Mentale sta nell’immediatezza con cui chi la guarda si forma un’idea del contenuto trattato e lo trattiene in memoria.

  1. La Mappa Mentale è evidentemente la più immediata: essa, oltre ad avere sempre un centro di irradiazione con elementi colorati e/o figurati, mette in gioco associazioni emotive ed è indicata soprattutto per una comprensione “alla portata” di alcuni Bisogni Educativi Speciali.
  2. La Mappa Concettuale testimonia maggiormente il complesso esercizio di sintesi fatto dall’autore o magari dallo studente chiamato a realizzarla.  Se questa fosse la prova finale per il raggiungimento degli obiettivi di comprensione dell’argomento trattato in classe, essa rivelerebbe perfino il grado di difficoltà con cui lo stesso studente si è trovato ad operare. Tra le altre utilità da attribuire a questa tipologia di mappe c’è quella di costituire un ottimo supporto per l’alunno DSA che, una volta studiato il paragrafo o il capitolo della materia di turno (tramite ascolto dal libro di testo digitale: parte evidenziata o MP3), potrà esercitare quanto appreso seguendo i nodi della mappa fornitagli dall’insegnante.

Tra i software destinati a questo compito possiamo segnalare Cmap, Freemind, Xmind funzionanti tutti in modalità stand-alone. Esistono possibilità anche on-line come WriteMaps, Cacoo, SpiderScribe o Lidiatext (portale in italiano che richiede la registrazione).

Per vedere il panorama dei software disponibili consultare la pagina: http://www.mind-mapping.org/VicsPicks/. Intanto vi propongo dei videotutorial in italiano che ritengo interessanti:

Di particolare importanza il tutorial di Lidiatext (con utilizzo on-line) che vi propongo qui sotto:

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Il Coding nelle scuole e l’uso del programma Scratch 2

Oltre 300.000 studenti e 16.500 classi hanno partecipato l’anno scorso alle attività di Coding nelle scuole italiane. L’iniziativa si chiama “Programma il Futuro”, su progetto lanciato a settembre dalla collaborazione tra il MIUR e il CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) al fine di introdurre i rudimenti della programmazione informatica tra i banchi in maniera semplice, divertente e accessibile (fonte http://hubmiur.pubblica.istruzione.it). Il portale nasce da una costola del sito Code.org (“L’Ora del Codice”).                                                               Si tratta di affrontare il codice di programmazione attraverso un approccio ludico sullo sfondo di scenari “a cartoni”. Le abilità di strutturazione di sequenze logiche, la capacità di orientamento spazio-temporale e persino l’esercizio occhio-mano, forniscono stimoli coinvolgenti anche per alunni con Bisogni Educativi Speciali.               Una volta affrontato il percorso sopra descritto, sarà utile da parte degli alunni confrontarsi con la “programmazione” vera e propria (di tipo visuale ovviamente, sul modello di “Programma il Futuro”) utilizzando l’applicativo “Scratch 2” che è fruibile sia nella versione on-line (pulsante “Crea”) del MIT (Massachusset Institute of Technology) sia in quella off-line, da installare nel nostro computer.

Tutorial:

Per chi volesse approfondire segnaliamo riportiamo sotto strumenti e portali in Rete fruibili “dalla Scuola superiore di secondo grado in su”:

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Google Apps e Google Apps for Education

Google Apps: tutorial essenziale

Google fornisce una serie di “Web-based Application” (applicazioni che funzionano in Internet, senza bisogno di alcuna installazione!). Si chiamano Google Apps e per utilizzarle è necessario un account di posta elettronica che ognuno di noi potrà liberamente attivare con gmail.com (es: paolo.bianchi@gmail.com). Dopo l’accesso tramite password ci si ritrova in questa videata nella quale, in alto a destra, compare un’icona quadrata formata da 9 quadratini. Cliccandoci sopra, si aprono tutte le Google Apps compresa Gmail. Per accedere alla pagina principale di Gmail è anche possibile entrare nella Home page di Google.it e guardare in alto a destra, dove è posizionata la voce “Gmail”.

googleapps

Tra le Apps sopra accennate, riportiamo in rosso le più utilizzate, ma le più importanti in ambito educativo e che meritano una maggiore attenzione da parte nostra sono sicuramente: Goggle Docs e Google Classroom (quest’ultima verrà trattata in maniera più approfondita nella seconda parte di questo articolo):

  • Gmail: famoso servizio di posta elettronica
  • You Tube: per l’apertura di canali personali per la gestione dei propri video
  • Drive: spazio cloud di Google, equivalente ad una penna USB di 15Gb. Tutti i file da noi salvati sono protetti e gestiti con backup di salvataggio giornaliero
  • Calendar: calendario virtuale molto utile su spazi condivisi in Rete (per esempio in attività collaborative con la classe)
  • Hangout: per creare eventi-videochiamate in diretta  (ancora non molto utilizzato nella Didattica).
  • Blogger: per creare facilmente Blog di classe
  • Sites: utile per la strutturazione semplificata di siti web
  • Gruppi (di lavoro): spazio di condivisione utile come supporto in contesti di Didattica o di Formazione.
  • Moduli (Forms): per creare sondaggi, prove o test da utilizzare on-line. Per chi fosse interessato ad un valido approfondimento consiglio questa serie di videotutorial presenti su questa pagina di Orizzontescuola)
  • Documenti (Docs): molto importante sia per la Didattica sia come supporto alla stessa. Permette la creazione di documenti in Rete, il caricamento e archiviazione (Upload), la condivisione in lettura o anche in scrittura in tempo reale di un gruppo di alunni che sperimentino una ricerca a distanza, di una classe che realizzi un lavoro a coppie o a piccoli gruppi o di un Consiglio di Classe che debba strutturare un Piano Didattico Personalizzato in contemporanea o in un arco di tempo stabilito, ognuno lavorando nella propria abitazione. In Google Docs sono incorporati un editor di testo tipo word o write (Doc), un foglio tipo excel o calc (Sheets), presentazioni tipo Power Point o Impress (Slides). Il grandissimo vantaggio è che si potranno archiviare documenti, ma anche condividerli nella loro creazione senza preoccuparci del salvataggio in quanto ogni cosa è salvata nel momento in cui si scrive: non esiste il “file – salva con nome” né “il tipo di estensione” per il salvataggio (.doc, .odt, …). Alla fine, ultimato il lavoro, ogni documento potrà essere scaricato (Download) nei nostri computer con l’estensione preferita (.docx, .odt, .xls, .pdf, ….) e si potrà usare o stampare. Il documento creato resta archiviato nel nostro spazio Documenti di Drive. Guarda il Tutorial.

Altra cosa importante da dire è che tutte le Apps ci appartengono per così dire “allo stesso tempo”: una volta entrati in una di esse con le nostre credenziali (per esempio in Gmail o You Tube), esse si dimostrano perfettamente integrate e comunicanti tra loro.

Google Apps for Education

Quanto detto fino ad ora è fruibile da chiunque singolarmente, mentre per la parte commerciale esistono una serie di Apps aggiuntive a pagamento: “Google Apps for Work” e “Google Apps for Education”. Queste ultime vengono offerte alle scuole o alle associazioni senza finalità di lucro in maniera gratuita previa registrazione e costituiscono l’oggetto di trattazione dell’ultima parte di questo articolo.

Le Apps presenti in Google Apps for Education sono quelle rappresentate nell’immagine:

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Come si potrà notare si tratta delle stesse applicazioni fruibili dal singolo utente “arricchite” da:

  • le funzioni di Google Apps Unlimited che, oltre a quanto disponibile in Google Apps for Work, offrono funzioni di amministrazione e controllo su Drive e uno spazio di archiviazione illimitato  per tutti gli utenti e Google Vault (per la gestione di messaggi di posta e chat).
  • Google Classroom (la prima icona a destra nell’immagine sopra) che è la più importante e complessa del mondo Educational. Con Classroom gli insegnanti possono avere a disposizione un numero illimitato di spazi virtuali per ogni classe. Possono lavorare in compresenza con un collega o invitare un esperto esterno. Elaborano, inviano, raccolgono e correggono i compiti in tempo di reale. Ogni docente può aggiungere e condividere materiale utile alla classe come: video, documenti, compiti da assegnare. Questi ultimi possono essere svolti dagli alunni anche utilizzando le Apps di cui abbiamo già parlato (Google Docs) o caricando i file dall’esterno. L’insegnante potrà apportare commenti/correzioni personalizzate rispetto al compito ricevuto ed accettare o negare interventi da parte degli alunni. Riportiamo alcuni videotutorial che credo possano chiarire le potenzialità di questo strumento. Gli esempi sotto sono reali e riferiti ad una scuola superiore di secondo grado.

Come ultima cosa, credo sia utile fare una considerazione importante: se la scuola dovesse già possedere spazi virtuali in Rete per la creazione di classi virtuali o FAD come quelli concessi “gratuitamente” da aziende fornitrici di servizi relativi al Registro Elettronico, l’opportunità Google Apps for Education costituirebbe una sorta di doppione e magari converrebbe il semplice utilizzo gratuito delle Apps in ambito strettamente didattico: in questo modo la scuola eviterebbe la Registrazione e tutto ciò che questa potrebbe eventualmente comportare. Per contro, l’utilizzo di Google Classroom è, rispetto ai servizi commerciali sopra descritti, un’opportunità estremamente sicura, ma soprattutto estremamente funzionale e affidabile in quanto i servizi di posta, arhiviazione e quant’altro sono completamente integrati. Non dimentichiamo che la forza di queste applicazioni “Web-based” risiede in un progetto Open Source commercializzato da Google che, per ogni nuova Apps in uscita, fornisce agli sviluppatori di tutto il mondo il proprio kit SDK (Software Development Kit).

Tra le Apps in uscita all’interno del pacchetto Educational segnaliamo Google Cast for Education che permetterà durante le attività di Didattica Digitale in classe (ognuno con il proprio dispositivo personale: BYOD – Bring Your Own Device), la proiezione e condivisione dei display degli alunni sul sistema di videoproiezione, TV o LIM.

Le Google Apps sono perfettamente funzionanti su tablet e smartphone e sono scaricabili dal Google Play Store.

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A proposito di ICF: Classificazione Internazionale del Funzionamento di Disabilita’ e Salute

ICF: Classificazione internazionale del funzionamento di disabilità e salute

L’OMS raccomanda l’uso congiunto di ICD-10 per codificare le condizioni di salute di ogni soggetto e di ICF per descrivere il funzionamento della stessa persona nel contesto  (per chi è pratico con le lingue straniere è possibile consultare questo strumento direttamente in rete grazie al browser ufficiale).  Ho partecipato ultimamente ad un corso di formazione in cui si parlava di ICF e la relatrice di fama nazionale, applicando l’etichetta “sperimentale” alle attività da proporre nel nostro ambito regionale, ha lasciato trasparire non poche perplessità. Nella provincia dove lavoro l’ICF non è utilizzato e la Regione non ha ancora legiferato in merito, anche se la legge dello Stato n. 107 ne prevede l’impiego. La mia scuola utilizza dei Protocolli d’Intesa, con strumenti di osservazione e modelli PDF e PEI totalmente scollegati  dall”ICF.

E’ da tenere in considerazione il fatto che la differenza tra Accordi di Programma e Protocolli d’Intesa, sta nel fatto che solo i primi hanno forza di legge e sono vincolanti per un’azione efficace (legge 104/92 art. 13). Tra le poche esperienze che ho avuto modo di conoscere è da menzionare quella dell’Ufficio Scolastico di Treviso. Qui nel 1998 gli Accordi di Programma già esistevano e oggi contemplano l’uso dell’ICF.

Ogni lingua per poter essere conosciuta deve essere usata! .., Quindi, di che cosa abbiamo bisogno per utilizzare questa codifica?

  1. Un accordo di corresponsabilità tra le parti (Accordi di Programma – legge 104/92 art. 13): tutti gli attori devono utilizzare la stessa lingua in uno specifico contesto di osservazione.
  2. Una formazione adeguata per tutti gli operatori e la possibilità di avere un supporto diretto come avviene per molte Community in Rete.
  3. Maggiore accessibilità al testo in lingua italiana (non previsto nel browser sopra indicato), commercializzato da Erikcson (in Rete è reperibile una versione breve con 2 livelli di codifica su 4).
  4. La “Sostenibilità” dell’utilizzo di questo strumento complesso che richiederebbe anche una (auto)formazione specifica: poco materiale è disponibile in rete o in piattaforme come You Tube dove, digitando “ICF”, ci si imbatte solo in una serie di convegni e poco altro.

ICF

COME CI SI FORMA IN MANIERA OPERATIVA?

Nella versione breve dell’Erickson a cui sopra si è fatto riferimento si potrà trovare una breve spiegazione del suo utilizzo (pagg. 191-212).    Qui sotto, riporto un esempio di applicazione dell’ICF (dall’Ufficio Scolastico di Treviso) ampiamente documentata nel sito ufficiale. I documenti di cui tenere conto sono:
1. ACCORDI DI PROGRAMMA (premessa indispensabile) all’interno dei quali è previsto l’utilizzo dell’ICF.
2. La PUBBLICAZIONE FONDAMENTALE di quanto realizzato che qui chiameremo VOLUME 2 (fai clic su “Scarica la pubblicazione” – 3.6 MB).
3. Altre pubblicazioni a corredo: volume 3, voloume 4.

PER ORIENTARCI FACCIAMO UN ESEMPIO TRATTATO NEL VOLUME 2       (è conveniente scaricare il testo e seguire passo passo)

PREMESSA: in questo contesto dove si parla di PROFILO DI FUNZIONAMENTO  (Ccome Diagnosi Funzionale+ Profilo Dinamico
Funzionale),  nella strutturazione del PEI sono presenti gli “ASSI”:
  • Alle pagg. 7 e 8 del vol. 2 sono riportate le CATEGORIE ICF SELEZIONATE NELLA SCHEDA DI SEGNALAZIONE (vedi di cosa si tratta alla pag. 6 in fondo: “Il primo strumento elaborato è la Scheda di Segnalazione che
    permette agli insegnanti di descrivere …).
  • Prendiamo come esempio la voce “d115 ASCOLTARE” (pag. 59 del testo breve Erickson). A pag. 43 – vol. 2 è presente la sezione “COSA SI INTENDE PER … d115 ASCOLTARE?” NEI DIVERSI ORDINI DI SCUOLA.
  • (pag. 143 – vol. 2) Prendiamo, tra le varie situazioni documentate, una SINDROME DI DOWN – SCUOLA SUPERIORE DI PRIMO GRADO.
  • A pag. 144 – vol. 2 è riportata la DIAGNOSI FUNZIONALE CON QUALIFICATORI DA 0 A 4:  Nessun Problema(0) – Lieve(1) – Medio(2) – Grave(3) – Completo(4) – 8 (Non Specificato) – 9 (Non Applicato).
  • Alle pagg. 144-148 – vol. 2 abbiamo il PROFILO DINAMICO DI FUNZIONAMENTO, mentre alle pagg. 149-153 – vol. 2 troviamo la strutturazione del P.E.I.

TUTTO E’ REALIZZATO E DOCUMENTATO ATTRAVERSO UN’EVIDENTE SINERGIA TRA GLI ATTORI COINVOLTI CHE, OLTRE AD USARE LA STESSA LINGUA “LA PARLANO TRA LORO”

Spero che questo breve percorso esemplificativo possa aver chiarito qualche dubbio ai colleghi interessati. L’esperienza dell’Ufficio Scolastico di Treviso credo sia degna di nota così come le poche altre esperienze realizzate  in tutta Italia. Basterebbe adottarne il percorso come già hanno fatto altre regioni. Uno strumento come l’ICF, così valido e complesso, perde inesorabilmente la sua natura  e la sua sostanza quando viene utilizzato sporadicamente o in maniera poco condivisa. Le premesse per la sua applicazione sono troppo importanti e devono essere garantite affinché non si riduca ad un complesso “esercizio di stile”.

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Le piattaforme E_learning per la Scuola

PIATTAFORME E-LEARNING E WEB-BASED SCHOOLS

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Nel panorama educativo della riforma digitale nella Scuola italiana, sembra sempre più impellente l’esigenza di dotarsi di piattaforme didattiche utili al processo educativo, alla formazione degli insegnanti organizzati in una Community e alla creazione di Repository contenenti Learning Objects e “Buone Pratiche”. Una “Buona pratica”, nell’ambito della Didattica Digitale, potrebbe essere caratterizzata dalla presenza di due/tre discriminanti:

  1. il grado di coinvolgimento e partecipazione all’interno di una classe dove sono presenti i diversi bisogni educativi;
  2. l’impiego di una metodologia di insegnamento che incoraggi la partecipazione cooperativa, collaborativa e inclusiva (Didattica Attiva);
  3. l’uso di Learning Objects o strumenti che, laddove non provengano da opportunità dal Web o portali Web-based (come nel caso di code.org  per il “Coding”), dovranno essere il più possibile portabili, tracciabili e modificabili a seconda dei bisogni educativi (Open Philosophy e Open Data). La loro creazione, catalogazione, grado di accessibilità, possibile modifica e fruizione non potrà prescindere in assoluto dall’impiego di software Open-Source: applicativi Freeware e Open Source come ExeLearning, Xerte, Scenari o altri prodotti freeware e commerciali permettono infatti:
  • il salvataggio come Scorm (specifica per l’interazione con i sistemi di fruizione e valutazione integrata in piattaforme come Moodle o Docebo);
  • la catalogazione grazie all’utilizzo dei metadati (l’equivalente dell’etichetta di un libro di una biblioteca);
  • il riutilizzo in contesti spaziali e temporali diversi;
  • la facile modifica e adattabilità ai diversi Bisogni Educativi grazie ai file sorgente.

Tra le più importanti piattaforme di E-learning segnaliamo:

  • Moodle (Free e Open Source Learning Managemant System – LMS). Con una Community veramente importante che supporta uno sviluppo sempre puntuale della piattaforma.

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  • DoceboLMS (piattaforma commerciale con tecnologia Cloud, è orientata ad un bacino di utenza più ampio e che comprende e soddisfa pretese di tipo aziendale).
  • E poi ancora progetti minori ma sempre importanti come Claroline (piattaforma free e Open con una Community seconda solo a Moodle), Dokeos, Chamilo, Atutor, eFront, Ilias e molte altre.
  • Da tenere seriamente in considerazione anche le piattaforme che potremmo definire di tipo Social-Learning o School On-line: Edmodo, Google Classroom, Schoolology e Fidenia.

CRITICITÀ GENERALI

Al fine di consentire ad ogni scuola di fare la scelta migliore nell’impiego di una o più piattaforme di questo tipo cercheremo di evidenziare alcuni aspetti critici:

  1. Anche se sono in essere azioni di supporto alle scuole, resta ad oggi evidente l’inadeguatezza delle infrastrutture di Rete con bande di trasmissione ancora non all’altezza di attività E-learning e Web-based Teaching.
  2. Il quadro di intervento ministeriale sembra troppo generico nel panorama specialistico delle piattaforme CMS, LMS e LCMS.
  3. Mancano linee guida da seguire, standard da utilizzare, regole che fissino il significato condiviso di termini come “Buone Pratiche”, “Learning Object”, “Compiti di Realtà” o simili.
  4. Si lamenta la mancanza di una piattaforma di riferimento nazionale pronta ad accogliere prodotti creati secondo una filosofia Open Source, utilizzati e valutati dagli insegnanti stessi (siti come “Scuola Valore” e “Impara Digitale” hanno le caratteristiche di una bacheca e non credo rispondano appieno alle esigenze sopra mostrate).
  5. Non esiste una strategia di creazione di una Community. Di norma una Community si incontra su piattaforme strutturate e gestite da Amministratori con ruoli ben definiti, fissa regole nella strutturazione, trattazione, condivisione, sviluppo e utilizzo di strumenti, in questo caso didattici o funzionali alla Didattica. Le regole di cui sopra credo debbano guidare l’Amministratore alle scelta degli spazi virtuali da condividere, orientare tutti gli attori verso l’utilizzo di software Open Source secondo la filosofia Open Data (Moodle.org, WordPress.org, ecc. …), alimentare gli interventi e determinare le strutture di rating deputate alla scelta degli Oggetti Didattici: Learning Objects, Compiti di Realtà e Buone Pratiche.

PROBLEMATICHE E POSSIBILI LINEE D’AZIONE

A livello centrale

  • Problematica N. 1: strutturare un ambiente virtuale in modalità LMS per la Formazione a livello ministeriale, con eventuali sezioni regionali in cui prevedere forum con tematiche didattiche, tecniche e altro. Non dovranno mancare gli spazi informativi, ma sarà compito dei vari amministratori-moderatori mantenere una certa coerenza nell’uso delle varie sezioni. Possibile soluzione:  sarebbe indicato l’uso di Moodle, ma la scelta potrebbe essere commerciale, considerando le necessità di banda di connessione, gli spazi di archiviazione e database di una certa importanza e l’impegno non indifferente da parte degli Amministratori.
  • Problematica N. 2: strutturare Repository ministeriali per la Formazione a Distanza (FAD) e Repository dove riporre Oggetti Didattici (L.O. – Learning Objects) e Compiti di Realtà (AT – Authentic Tasks). Possibile soluzione: Moodle non è un Repository, ma consente la gestione di Repository e l’importazione di contenuti grazie ai numerosi plugin. L’impiego proficuo di “Oggetti” e “Compiti” da Repository potrà essere espresso tramite un sistema di rating in una sezione del portale che raccolga gli input dalle strutture periferiche.

A livello locale per ogni singola scuola

  • Problematica N. 3: strutturare un ambiente virtuale (in modalità LMS) per la Formazione in cui si potrà prevedere un Forum con tematiche  didattiche, tecniche o altro e uno spazio social per aspetti informativi e organizzativi. Possibile soluzione: privilegiare Docebo o Moodle per il taglio specifico di piattaforma E-learning.
  • Problematica N. 4: strutturare un Repository (in modalità LMS) dove archiviare Learning Objects o “Buone Pratiche” da utilizzare in classe e da valutare nel forum al fine di inserirli nel circuito di rating nazionale. A parte gli strumenti dal Web, per questi oggetti didattici è auspicabile il salvataggio e la distribuzione come file sorgente di “Pubblico Dominio”, nel caso sia necessaria un adattamento funzionale o un salvataggio come SCORM 1.2/2004, Web Page, ePub3 o altro (ricordiamo che il pacchetto SCORM viene utilizzato nel sistema integrato di verifica-valutazione di Moodle e di altre piattaforme commerciali, mentre la specifica Tin-Can xApi per dispositivi mobili non è nativa in Moodle). Per la creazione di Learning Objects  segnaliamo gli applicativi Open Source di cui sopra: ExeLearning, Xerte, Scenari e altri strumenti freeware- commerciali. Possibile soluzione: privilegiare Docebo (a pagamento) o Moodle per il taglio specifico di piattaforma E-learning LMS.
  • Problematica N. 5: favorire la creazioni di ambienti virtuali utili alla Didattica Attiva. Possibile soluzione: si potrà scegliere tra le diverse opportunità tenendo presente che:

Moodle – È una piattaforma non commerciale ed è installabile su un qualsiasi server di un provider acquistato o di nostra proprietà. È completamente free, open source e ci tutela dal possesso altrui di qualsiasi dato presente in essa. A tal proposito ci sono aziende che commercializzano Registri Elettronici per le scuole che integrano “gratuitamente” Moodle. In questo caso l’esperienza dell’Amministratore scolastico e la sua capacità di collaborazione con l’azienda sono fondamentali per rendere questo spazio agile e funzionale. Dimenticavo di dire che negli store si può scaricare l’App per Android e iOS.

Edmodo È uno strumento sicuramente più dinamico. Assomiglia a Fidenia e per certi versi a Google Classroom.

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Nasce da un progetto Open Source ed ha un accattivante fascino “social”; è gratuito anche se esistono possibilità di servizi di interfacciamento con applicazioni web-based esterne a pagamento. È integrato con le Google App Drive e Docs e permette di organizzare Classi virtuali o Gruppi di lavoro. Consente varie tipologie di accessi: oltre ad alunni e insegnanti sono ammessi esperti esterni o genitori. Cosa da non trascurare non richiede obbligatoriamente un account di posta personale per i ragazzi, ma solo un codice di partecipazione generato dalla piattaforme efornito dal docente. Disponibile l’App per dispositivi mobili.

Google Classroom – Anche questo nasce da un progetto Open Source commercializzato da Google ed è fornito gratuitamente a scuole e istituti senza finalità di lucro che lo richiedano attraverso un form di registrazione. Possiede molte delle caratteristiche di Edmodo, ma non ha l’aspetto “Social” di quello. In compenso è integrato con Google Plus e con tutte le sue Apps: si pensi che oltre a quelle più conosciute come Docs, Drive, Gmail e You Tube è prossima all’uscita Google Cast che permette la condivisione a video (lavagna LIM, videoproiettore) di tutto ciò che gli alunni stanno facendo con il proprio dispositivo in classe, provenendo però da una rete propria (il Bring Your Own Device – BYOD senza il sovraccarico della rete scolastica). Insomma Google è “tutto in uno” e potenzialmente non ha concorrenti in questo settore. A differenza di Edmodo è necessaria la creazione di un account gmail per ogni studente che volesse ricevere notifiche. Per i dispositivi mobili esiste la App GoogleClassroom per iOS, Android e ChromeOS scaricabile dai rispettivi Store.

SCELTA DELLA PIATTAFORMA

Dopo la presente analisi di cui mi scuso per la complessità e per aver dato molte cose come scontate, credo che la scelta di ogni istituto scolastico si potrà indirizzare verso l’una o l’altra possibilità o magari verso una doppia piattaforma secondo le due tipologie dominanti: una che favorisca la Formazione e l’apprendimento asincrono (Moodle o Docebo), l’altra per la creazione di classi virtuali e la partecipazione attiva degli alunni (Edmodo, Google Classroom, Scholology, Fidenia).

L’unica regola da tenere presente è quella di non creare servizi ridondanti o che si sovrappongano, complicando le situazioni e disperdendo molte delle energie unane disponibili.

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